fc st. pauli by enrico motti

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Nel 2010 – in occasione del centenario del club – sono stai pubblicati un report della CNN e un trafiletto di Repubblica che presentavano in modo colorito ai loro lettori quei mattacchioni dell’FC St. Pauli. “Punks, prostitutes and St. Pauli: Inside soccer’s coolest club” titolava la CNN. Il St. Pauli è un club che ha una storia romantica di resistenza e sovversione e che negli anni è diventato un mito. Oggi però l’FC St. Pauli è soprattutto un brand (non ti arrabbiare però non lo dico in senso negativo).

FC St. Pauli

Probabilmente conosci già la storiella della squadra di pirati, battone e comunisti ma io te la racconto comunque ciao. Prima della metà degli anni ’80 il St. Pauli era una normale società polisportiva, con una squadra di calcio che ha sempre ottenuto risultati abbastanza scadenti. Negli anni ’80 lo stadio del Pauli, ad Amburgo, viene spostato accanto al distretto a luci rosse in mezzo a prostitute, punk, spaccini e gruppi anarchici. Da lì inizia un percorso che trasforma il club in un fenomeno di culto. Abbiamo intervistato Wikipedia a riguardo:

stpauli

Nella metà degli anni ottanta il St. Pauli compì una svolta che le fece cambiare completamente immagine: passò infatti da squadra tradizionale a vero e proprio fenomeno cult. Il motivo è da ricercarsi nell’ubicazione dello stadio: la società trasferì la sede dello stadio nella zona del porto del quartiere vicino a Reeperbahn, il quartiere a luci rosse centro della vita notturna. I tifosi adottarono come stemma non ufficiale il Jolly Roger, il teschio con le ossa incrociate; la società fu anche la prima in Germania a bandire l’ingresso nel proprio stadio a tifosi di estrema destra. Grazie a queste decisioni, il club passò da una media spettatori di 1.600 persone (1981) ad una di 20.000 persone (fine anni novanta).

Quello che è successo in pratica è che tutti gli abitanti borderline del quartiere sono diventati tifosi del Pauli per osmosi. Con gli anni l’immagine e la storia del club ribelle hanno cominciato a circolare, fino a far diventare il St. Pauli un fenomeno kult a livello globale. Il manifesto della squadra è stato ulteriormente rinforzato sotto la presidenza del pazzerello Corny Littmann che è stato a capo della società dal 2002 al 2010.

Corny Littmann, presidente del St. Pauli.

Corny Littmann, ex-presidente del St. Pauli.

Corny Littmann (dichiaratamente omosessuale – embé? Ma si lo sai che dentro nel calcio c’è un sacco di pregiudizio, era per dire che dentro nel Pauli non c’è tutto quel pregiudizio) ha impedito la vendita dei diritti del nome dello stadio, stadio che, tra l’altro, ha ospitato il mondiale per nazioni non riconosciute (tipo il Tibet e la Padania). Tutta questa situazione della squadra di calcio ribelle che ha per simbolo la bandiera dei pirati e che fino a qualche hanno fa avevo lo stadio pieno di criminali e brigatisti ha creato un mito un pelo slegato dalla realtà. Queste sturie infatti sono ovviamente anche operazioni di marketing, ogni singola decisione viene presa con lo scopo di ribadire quell’immagine precisa del brand FC St. Pauli. Che poi le decisioni siano anche condivisibili e fino a un certo punto in controtendenza con quelle delle altre società calcistiche è un altro discorso, ma comunque anche ai raga servono i soldini per tirare avanti.

La MINI Cooper del St. Pauli (che sbatti le trasferte!).

La MINI Cooper del St. Pauli (che sbatti le trasferte).

Se ti fai un giro sul sito del Pauli capisci che è un’azienda che ha un’identità forte da difendere e tutto quello che vuoi ma anche degli utili, degli sponsor (tra cui, ad esempio, MINI e hummel), un ufficio stampa, dei dipendenti che probabilmente vanno in ufficio in giacca e cravatta. E niente era per dirti di tenere conto che il St. Pauli vive e respira in un paese europeo del ventunesimo secolo ed è una squadra di pallone mica un centro sociale o una comune socialista quindi non ti arrabbiare se un giorno firmano con Nike.

Illustrazione in copertina © Enrico Motti per Marte.com



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