Mohamed Salah: l’antidivo contro tutto e tutti

Mohamed Salah alla Fiorentina sta stupendo tutti. Ne parla chiunque. ‘The Begbie Inside’ lo fa in un modo tutto suo nello spazio riservato ai “Football Bastards”, dove il Messi d’Egitto – l’antidivo della Serie A – merita di stare.

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Da Buddha ad Allah. Da Baggio a Salah. Il paragone forse è un po’ esagerato, ma se c’è un giocatore che sta facendo sognare Firenze e sta dando uno scossone al calcio italiano in queste ultime settimane è senza dubbio Mohamed Salah. Velocità, tecnica, classe e un po’ di follia, racchiuse in un ragazzo egiziano di 23 anni mai banale e agli antipodi rispetto ai calciatori da copertina come Messi, Neymar o Cristiano Ronaldo. Il marocchino Omar e i suoi amici egiziani, assidui partecipanti del #BegbieOnTour nei peggiori bar di Milano, lo sponsorizzavano già da un po’, tanto da ritrovarsi nel fine settimana per tifare Chelsea durante la scorsa stagione. Murat Yakin, allenatore di Salah al Basilea, nella sua prima esperienza in Europa, è pronto a scommettere che in velocità potrebbe giocarsela con Usain Bolt.

"No, cioè, veramente?"

“No, cioè, veramente?”

Un predestinato, insomma. Tanto da convincere nel gennaio 2014 il Chelsea di Mourinho, appunto, a strapparlo alla formazione svizzera per 15 milioni di euro, per poi girarlo in prestito l’anno successivo alla Fiorentina per concedergli maggiore spazio. Fin qui sembrerebbe la tipica carriera di una promessa del calcio internazionale, ma ci sono molti altri dettagli che inizialmente sfuggono e rendono Salah un talento diverso dagli altri.
Insomma, guardatelo: più che un divo da spot sembra uno dei tizi che fa le sgomme sulla BMW in “Bad Girls” di M.I.A.

M.I.A. e Salah in una delle loro tipiche serate fiorentine.

M.I.A. e Salah in una delle loro tipiche serate fiorentine.

E il numero di maglia? Trovata pubblicitaria? CR7? MS74? No, zero fronzoli e tanta sostanza: 74 come i tifosi morti nel 2012 nello stadio di Port Said durante gli scontri tra gli ex partigiani di Mubarak e la fazione opposta. Non male come scelta.

numero74

Non chiedetegli poi di stringere la mano ai giocatori di una squadra israeliana. Non apprezzerà. Nel 2013, infatti, nel corso dei playoff di Champions League tra Basilea e Maccabi Tel Aviv, Salah non ha mostrato grande simpatia per gli avversari. All’andata, per solidarietà al popolo palestinese, schivò le rituali strette di mano allacciandosi le scarpe a bordo campo e, prima del ritorno, in conferenza stampa, regalò spettacolo con un messaggio non proprio di amore e fratellanza.

“Farò di tutto per aiutare la mia squadra a passare il turno. La bandiera sionista non deve sventolare in Champions League.”

E al ritorno che scusa si è inventato per evitare le strette di mano e al tempo stesso non incorrere in sanzioni con l’UEFA? Facile, il saluto con il pugno. Tipo “bella zio!”. Un gesto forte che ha suscitato non poche polemiche a livello internazionale. Ma Salah se ne sbatte, è fatto così: zero fronzoli e tanta sostanza. Contro tutto e tutti.

"YO!"

“YO!”

Pensate ancora di vederlo in uno spot patinato o in un cartellone pubblicitario inneggiante al Fair Play? Io credo di no.



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