Lo street artist che ha tatuato Ibrahimovic

Il 14 febbraio – durante la partita tra PSG e Caen – Zlatan Ibrahimovic si è tolto la maglietta per celebrare il gol e ha mostrato un sacco di nuovi tatuaggetti.

Ecco i tatuaggetti.

Ecco i tatuaggetti.

Il web si è scatenato, in un primo momento si credeva che fossero tatuaggi veri (anche io ci ero cascato). Sembrava che Zlatan fosse entrato nella Mara Salvatrucha. Poi è saltato fuori che faceva tutto parte di una campagna di sensibilizzazione sul tema della fame nel mondo (la campagna si chiama “805 million names”). Due street artist hanno disegnato addosso a Zlatan 50 nomi di persone che soffrono la fame, nomi che poi lo svedese ha mostrato togliendosi la maglia in campo.

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Uno dei due artisti è Alexis Taieb, aka Tyrsa, un artista parigino che arriva dai graffiti e che è uno specialista della tipografia. Non era la prima volta che Tyrsa faceva progetti legati al football; adesso ti facciamo vedere le altre cose di calcio che ha realizzato. Per il primo numero del magazine francese Black Rainbow Tyrsa ha reinterpretato alcuni crest di squadre di calcio.

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Ha lavorato con la nazionale francese in occasione della fase di qualificazione per la World Cup realizzando dei poster.

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Ha anche collaborato con Nike durante il lancio della nuova maglia dei galletti. Forse ti ricordi queste fotine (le scritte sono sue).

Il vizietto di scrivere sui muri gli è rimasto.

Il vizietto di scrivere sui muri gli è rimasto.

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Lo short film della campagna di Zlatan VS fame nel mondo è stato realizzato dal regista Gustav Johansson, con cui Tyrsa aveva già lavorato in precedenza ad un video di Nike. Così Gustavo ha deciso di chiamarlo per scarabocchiare Ibra. Adesso sai chi ha scritto tutti quei nomi sulla pelle del tuo calciatore preferito.

“They gave us a list of 25 names to design. We were very free to do whatever we wanted. We had no feedback, so it was pretty fun. We were each doing our thing, Martin in Sweden, me in Paris (Martin è l’altro artista).
Martin was the first to send three or four logos, and it was so sick! Then I started, and I had that positive pressure to try to make something as good! I naturally used my own references, old traditional type, tattoos, U.S. sport logos, old Parisian signs—all my references are in these logos.”

Alexis Taieb è stato recentemente intervistato da Eight by Eight Magazine relativamente a questo progetto.



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