Il fenomeno dell’hating

“L’odio non è nient’altro che timore; quando non si teme nessuno, non si odia nessuno.”

Il fenomeno dell’hating è trasversale, riguarda tutte le sfere dell’esperienza umana e – ovviamente – anche il mondo del calcio ne è affetto. Ogni volta che c’è una squadra che vince sempre, un giocatore che segna sempre, una giovane promessa che è riuscita a suscitare l’interesse di un grande club, arrivano puntuali sciami di hater. Una sana rivalità è alla base del sentimento sportivo, l’hating è qualcosa di più ambiguo.

batman

Anche Batman ha un sacco di hater, ma senza di lui Gotham sarebbe allo sbando.

L’internet è il luogo ideale per gli hater, che possono mantenere l’anonimato mentre scagliano i loro anatemi via fibra ottica. Pensa che anche noi, che non vogliamo male a nessuno, abbiamo degli hater fin dal giorno 1.

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Hater del giorno 1.

Haters di oggi.

Hater di oggi.

Ma cosa spinge gli hater a hateare?

“Quando qualcuno salta più in alto degli altri si scatena il fenomeno conosciuto come hating: manifestazione di un sentimento di avversione, rifiuto e ripugnanza generato da una malcelata invidia.”

Aaah!

adidas nel suo roster ha diversi atleti che “saltano più in alto degli altri” e ha deciso di surriscaldare le tastiere con una campagna che fa leva proprio sulla capacità di questi fuoriclasse di attirare gli hater. Un esempio? Quel mattacchione di Luis Suarez, uno dei giocatori più forti al mondo (che è anche uno dei giocatori più discussi al mondo).

Puoi diventare anche tu come noi e come i raga delle tre strisce un paladino dell’amore, utilizzando l’hashtag #therewillbehaters ogni volta che pensi che qualcosa o qualcuno stia spaccando (o spiccando) a tal punto da risvegliare i rancorosi da tastiera. Per sconfiggere gli hater l’arma migliore è continuare ad avere successo sfoggiando sempre un gagliardo sorrisone 🙂



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