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Gli sponsor tecnici dimenticati più pesi della storia del calcio

Non ho voglia di mettermi lì a fare una statistica seria ma a naso direi che tipo il 100% delle magliettine delle squadre prestigiose oggi sono prodotte da una cricca di 4 brand. Poi ci sono i brand minori, poi quelli ancora minori e poi quelli che sono spariti.

Molti sponsor tecnici che negli anni hanno segnato l’estetica calcistica sono falliti oppure non fanno più le maglie da calcio oppure hanno un roster che sembra la coppa dell’oratorio. Questi sono gli sponsor tecnici dimenticati più pesi della storia del calcio (selezionatissimi).

Admiral

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La maglia più famosa Admiral è quella dell’Inghilterra del 1980.

Admiral è un brand che faceva mutande in provincia di Leicester ed è stato il primo a produrre maglie replica per il mercato e a lanciare design un po’ colorati crazy. Il Leeds è stato il primo club a firmare un accordo nel 1973, poi nel giro di poco tempo Admiral si è presa la nazionale inglese e mezzo campionato, però negli anni ’80 è iniziata la spirale discendente. Adesso sponsorizza l’AFC Wimbledon e qualche squadretta sparsa tra gli Stati Uniti e le isole caraibiche.

Champion

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Champion lo conosci sicuramente perché è uno dei marchi sportivi più diffusi e per via della pallacanestro americana ma ha fatto anche qualche sporadica comparsata nel calcio, ti ricorderai sicuramente i kit bombastici del Parma tra il 1999 e il 2005. Sono stati sponsorizzati Champions anche il Wigan, la nazionale gallese e il Sochaux.

Pony

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Pony International è un brand americano (come Champion) fondato con l’aiuto dei soldini di Horst Dassler, figlio di Adi. Negli anni ’80 era un marchio abbastanza peso e ha avuto un breve momento fortunato nel calcio inglese durante gli anni ’90 (ha vestito anche West Ham, Tottenham e Southampton). Ha pure sponsorizzato personaggi vistosi come Pelè e Muhammad Ali.

Pouchain

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Che classe golfino e mutande.

Pouchain è un’azienda italiana fondata da Maurizio Pouchain nel 1978, tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80 ha vestito molte squadre in Italia (Roma, Lazio, Palermo, Udinese, Bari per dirne un tot a caso) e poi è sparita nel nulla. Adesso fa apparel ispirato all’estetica del calcio ’70-’80.

NR

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NR o ENNERRE è un brand che possiamo serenamente dichiarare fallito perché sono letteralmente falliti ma che in un certo momento storico vedevi dappertutto in Serie A. Mitiche maglie scomodissime in lanetta (un mix tra cotone e lana) sono state indossate da: Milan, Napoli, Roma, Lazio, Sampdoria, Pescara, Fiorentina, Costa D’Avorio, Uruguay e tante altre squadre ma mi sono asciugato di scrivere. Molto bello il loghino.

Kelme

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Zampine top.

Adesso il marchio spagnolo Kelme sponsorizza poca roba semisconosciuta ma nella sua storia (esiste dal 1977) ha avuto un paio di picchi esagerati precisamente nel 1992 ha vestito la selezione olimpica spagnola alle Olimpiadi e dal 1994 al 1998 ha prodotto alcuni dei kit più pesi della storia del Real Madrid.

Fila

E ma che bella sta maglia.

Anche Fila come tanti branss ha iniziato tanto tempo fa facendo le mutande e poi ha cominciato a fare lo sport. Lo sport con cui si identifica maggiormente il branss piemontese è il tennis ma Fila ha anche spaccato con un po’ di maglie da calcio tra cui le più préstige son quelle di Fiorentina e West Ham.

Se pensi che ci siamo dimenticati qualche branss dimenticato commentalo nei commenti.



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  • Daniele Costantini

    Bella (e purtroppo breve) rassegna, complimenti; ma effettivamente, qualche vecchio marchio ve lo siete dimenticato… 🙂 . Solo rimanendo nella nostra Serie A, non si può sorvolare su ABM che tra gli anni 80 e 90 vestì Fiorentina – raggiungendo la visibilità di una finale di Coppa UEFA – e Udinese; anche se forse, il suo lavoro più interessante fu con le giovanili del Parma (che al contrario, curiosamente, per la prima squadra vestiva Umbro), con una maglia a quarti il cui template ricordava tantissimo la più nota proposta Hummel per la Danimarca ai Mondiali di Mexico ’86.

    Negli anni 90 ci fu poi Pienne, di cui ricordo delle originali (forse fin troppo!) proposte in Serie A per il Pescara, e in Serie B per il piccolo ed effimero Castel di Sangro; così come la Galex dei Gaucci per il loro Perugia, marchio che nel biennio 1997-1999 raggiunse forse l’apice, in termini di bellezza e originalità, nell’ambito del loro legame coi grifoni. Senza dimenticarsi della ben più nota Reebok, oggi estromessa dalla proprietaria adidas dal mondo del calcio, ma che a metà anni 90 ancora vestiva in Italia la Fiorentina – rimane per me splendida la divisa bicolore viola ’96-97, con quel grande giglio al centro del busto – e in campo internazionale il Cile di Salas e Zamorano.

    Da non dimenticare anche Biemme, che negli anni 90 vestì l’ancora sconosciuto Chievo e soprattutto il Vicenza vincitore della Coppa Italia, ma che oggi pare abbia limitato la sua attività quasi esclusivamente al ciclismo. Così come merita una menzione finale Garman, marchio non certo scomparso (da anni veste il Cittadella in Serie B) ma forse dimenticato dal grande pubblico, rispetto ad es. a quando realizzava le maglie del Brescia di Baggio, Guardiola e Toni.

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